venerdì 7 luglio 2017

Lo smartphone ti cade in acqua? Fai così

Tempo di mare e allora può succedere che il cellulare cada in un liquido, che sia l'acqua del mare o della piscina (più probabile in questo periodo dell'anno), in un bicchiere, nel lavello o, peggio ancora, nel water.

Come si legge su pianetacellulare.it prima lo si recupera, minore è la possibilità che l'acqua si possa infiltrare nei circuiti interni. Se il telefono finisce nell'acqua normale, il rischio di un corto circuito è nella norma. Aumenta invece nel caso finisca nell'acqua di mare. La dissociazione in ioni delle molecole di sale infatti aumentano la conduttività del liquido.

Il passo successivo consiste nello spegnerlo il più rapidamente possibile. Tenere acceso il dispositivo quando c'è la possibilità che l'acqua si sia infiltrata al suo interno infatti può provocare un cortocircuito fatale. Dopo averlo recuperato, controllare se sia ancora acceso. Se sì, allora si procede per fasi. Nella prima si preme il tasto di alimentazione, sperando che funzioni ancora. Se bagnato, lo schermo touch può essere avere qualche difficoltà a rispondere agli input. Dunque eventualmente con un panno asciugarsi le mani assieme allo schermo. 

Nel caso non succeda nulla, bisogna correre ai ripari. Può essere necessario aprire il guscio posteriore e rimuovere manualmente la batteria. Se si ha tra le mani un telefono con la scocca non apribile, bisogna armarsi di pazienza e aspettare che il telefono 'decida' di collaborare e spegnersi.
Una volta spento, bisogna asciugarlo. Prima si comincia con la superficie esterna: in questo caso può essere sufficiente un panno per assorbire il più grosso dell'acqua. Se lo smartphone ha un alloggio per schede microSD o ha la batteria rimovibile, toglierle entrambe assieme alla scheda SIM. In presenza di una scocca posteriore che si possa staccare, rimuovere anche quella.

Ora che tutte le componenti sono esposte all'aria, bisogna asciugarle con maggiore attenzione.Meglio non usare l'asciugacapelli, ed è assolutamente sconsigliato metterlo nel microonde: si distruggerebbe.

A questo punto, dopo aver asciugato le componenti interne (ancora più importanti di quelle esterne), bisogna immergere il telefono in un contenitore chiuso ermeticamente colmo di riso oppure di gel di silice: sono in grado di estrarre l'umidità rimasta intrappolata. I chicchi devono essere asciutti e lo smartphone completamente sommerso nel riso. Il tempo di attesa consigliato è di (ben) tre giorni, ma molto dipende da quanta acqua ha preso. Se il bagno è stato veloce, possono essere sufficienti un giorno o due.

Dopo aver completamente asciugato lo smartphone, giunge l'ora di vedere se è in grado di tornare a funzionare. Dunque lo si accende. Se tutto va bene, basta controllare poi che tutti i tasti e le funzioni non abbiano subito danni. Se non si avvia - è possibile che la batteria si sia esaurita - si deve provare a metterlo sotto carica. Anche se il telefono si avvia, non è da escludere che il liquido possa aver provocato danni che si manifesteranno in futuro. Se anche dopo aver collegato l'alimentatore non ci sono segni di vita, le notizie non sono buone. Eventualmente si può procedere con un ultimo passaggio, che comunque è al limite poiché rischia esso stesso di rovinare il telefono

L'ultima spiaggia consiste nel rimuovere qualsiasi residuo di materiale che si sia insinuato nell'hardware, come ad esempio il sale nel caso di una caduta nell'acqua di mare. Rimuovere completamente la scocca in maniera da lasciare in bella vista la circuiteria. Bagnare uno spazzolino con alcool isopropilico ad almeno il 90% e passarlo delicatamente sulle componenti. Eventualmente si può immergere completamente il telefono nell'alcool per pochi minuti. L'eventuale sporcizia si dissolverà e in questa maniera sarà rimossa. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che l'alcool potrebbe rovinare alcune componenti interne.

mercoledì 21 giugno 2017

La notte bianca dello shopping online

Torna la notte bianca dello shopping online. Fino alle 18 di domani 22 giugno sconti e offerte imperdibili su CrazyWebShopping.it

Sulla scia di eventi internazionali come il Black Friday e il Ciber Monday, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano Netcomm ha promosso un evento no-stop di 30 ore dedicato agli acquisti sul web. Dall'abbigliamento agli elettrodomestici, dalla cosmesi all'arredamento, dai prodotti per animali ad articoli per i più piccoli, oltre 100 aziende di e-commerce praticheranno ribassi anche del 70%

Per approfittare degli sconti basta un clic: sul sito dell'evento è possibile consultare le schede dei negozi aderenti all'iniziativa ed acquistare i prodotti in offerta.

lunedì 12 giugno 2017

E-commerce e IoT cambiano il lavoro

Quando il digitale contamina il lavoro anche le piccole imprese italiane scalano il fatturato. Le parole chiave sono internet e innovazione coniugate con l'e-commerce o l'IoT

Ed è così che a L’Aquila, dopo il terribile terremoto del 2009, grazie al commercio on line Maria Fidanza è riuscita a rialzarsi, far ripartire e addirittura crescere l’azienda di famiglia ed oggi vendono in tutta Europa, Asia, Australia e Singapore. Ed il suo non è un caso isolato. A San Floro, in provincia di Catanzaro, grazie alla rete Stefano Caccavari ha raccolto in novanta giorni oltre mezzo milione di euro, riuscendo ad riaprire il vecchio mulino in pietra naturale del paese ed a dare nuova vita ai grani antichi della propria terra.

Digital manifacturing, e-commerce, internet of things, millennials e silver, green, ricerca e brevetti, visori immersivi, coworking e reti, piattaforme crowd e sharing economy, big data, nuove forme di pagamento, industria 4.0: sono i 12 nuovi trend del lavoro spiegati con le storie di successo delle piccole e medie aziende italiane e degli artigiani digitalizzati che già oggi ne fanno impresa.

A raccontarli, per il terzo anno consecutivo, è la job community italiana dei wwworkers che oggi è tornata a riunirsi alla Camera dei Deputati per mettere al centro dell’agenda politica l'occupazione e analizzare i 'Worktrends: la via italiana al futuro del lavoro'. Nella Sala della Regina a Montecitorio si è aperto così il confronto con politici, esperti, organi di rappresentanza, big player dell’hi-tech e il barcamp con le storie dei tanti wwworkers che ogni giorno raccontano un futuro del lavoro già presente.

Il Wwworkers Camp è promosso dalla job community wwworkers.it insieme all’Intergruppo Parlamentare Innovazione, con il sostegno di eBay e Facebook, la media partnership di Rainews24, la technical partnership di MailUp e il patrocinio di Adapt e dei Giovani delle organizzazioni di categoria Cna, Coldiretti e Confartigianato.

Si stanno aprendo "nuovi scenari e possibilità generati da un mondo del lavoro che sta cambiando pelle,contaminandosi con il digitale, e accelerando evoluzioni grazie alle nuove tecnologie. Così i 'global microbrand' si ritrovano a concorrere nello stesso agone digitale delle grandi multinazionali" sottolinea la job community italiana dei wwworkers.

E' così che a Rieti è nato il pomodoro intelligente coltivato nella serra idroponica tutta computerizzata, mentre nelle Marche cinque ex compagni di università hanno dato vita al primo estintore connesso al mondo. Intanto a Ferrara un team di sarti restauratori in salsa digitale ha riportato in vita, grazie alla realtà virtuale e alla stampa 3D, il soffitto del tempio di Bel di Palmira.

martedì 30 maggio 2017

Attenti ai video, hacker usano sottotitoli come 'chiave'

Check Point ha scoperto un nuovo vettore d’attacco che sta minacciando centinaia di milioni di utenti dei più comuni media player, tra i quali VLC, Kodi (XBMC), Popcorn Time e Stremio. Confezionando sottotitoli malevoli, che vengono poi scaricati dagli utenti, gli hacker possono potenzialmente ottenere il completo controllo di qualsiasi dispositivo abbia in esecuzione la piattaforma vulnerabile. E' quanto si legge in una nota diffusa dalla società specializzata in sicurezza informatica.

I sottotitoli di film e programmi TV sono creati da un’ampia moltitudine di sottotitolatori, e caricati su siti online condivisi come OpenSubtitles.org, dove vengono indicizzati e classificati. I ricercatori di Check Point hanno inoltre dimostrato che, attraverso la manipolazione dell’algoritmo di ranking dei siti, i sottotitoli malevoli possono essere automaticamente scaricati dal media player, permettendo così agli hacker di prendere il controllo dell’intera catena di distribuzione dei sottotitoli senza l’interazione dell’utente. 

Poiché le vulnerabilità sono state segnalate, tutte e quattro le aziende hanno risolto i problemi segnalati. Stremio e VLC hanno anche rilasciato nuove versioni del software che incorporano questa correzione. Check Point, si legge infine nella nota, ha ragione di credere che simili vulnerabilità esistano anche in altri media player per lo streaming.

"La catena di distribuzione dei sottotitoli è complessa, con oltre 25 diversi format per sottotitoli attualmente in uso, tutti con caratteristiche e capacità uniche. Questo ecosistema frammentato, insieme alla limitata sicurezza, implica che vi siano molteplici vulnerabilità che possono essere sfruttate, rendendoli un target immensamente attrattivo per gli hacker", ha detto Omri Herscovici, vulnerability research team leader di Check Point. 

"Abbiamo ora scoperto che i sottotitoli malevoli possono essere creati e distribuiti automaticamente a milioni di dispositivi, oltrepassando i software di sicurezza e dando a chi attacca il pieno controllo del dispositivo infetto e dei dati che contiene", conclude.

lunedì 22 maggio 2017

Le le pratiche scorrette e limitanti dell'e-commerce



È giunta a termine l’indagine antitrust avviata dalla Commissione Europea a maggio 2015 sulla concorrenza nel settore dell’e-commerce nell’Unione Europea rivelando quelle che sono le pratiche scorrette nei mercati elettronici che ne limitano la concorrenza e la scelta dei consumatori. L’obiettivo dell’indagine era di capire quali sono i fattori che attualmente limitano il mercato unico digitale nell’UE per individuare le strategie da attuare per migliorare l’accesso dei consumatori e delle imprese ai beni e ai servizi.

Confermate le anticipazioni della relazione preliminare diffusa lo scorso settembre: troppe rigidità e complessità e il vizio del geoblocco restringono la concorrenza limitando indebitamente la distribuzione dei prodotti in Europa.

Proprio il problema del geoblocking sui contenuti digitali e loro licenze viene evidenziato come principale ostacolo da rimuovere, a fronte di un 60% di accordi di licenza presentati da titolari di diritti limitato al territorio di un unico Stato Membro andando a limitare la concorrenza nel mercato unico in violazione delle norme antitrust dell’UE.

Attualmente la proposta UE sul copyright e sulla non discriminazione dei clienti, con le quali la l’Unione spera di superare tali problematiche, sono ancora in discussione tra Parlamento e Consiglio.

Vengono poi evidenziati problemi legati alle restrizioni contrattuali:
 oltre due europei su cinque ricevono dai produttori una qualche forma di raccomandazione o di restrizione sui prezzi;
 circa uno su cinque è soggetto a restrizioni contrattuali per la vendita;
 circa uno su dieci è soggetto a restrizioni contrattuali per l’offerta di siti di comparazione dei prezzi;
• oltre uno su dieci riferisce che i suoi fornitori impongono restrizioni contrattuali alle vendite transfrontaliere.

Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza ha spiegato che alcune pratiche messe in atto dalle imprese sui mercati elettronici possono restringere la concorrenza limitando indebitamente le modalità di distribuzione dei prodotti nell’UE, come conferma la relazione. Queste restrizioni potrebbero limitare la scelta dei consumatori e impedire che si pratichino prezzi inferiori in linea. Allo stesso tempo si ritiene che sia necessario equilibrare gli interessi dei rivenditori al dettaglio in linea con quelli dei commercianti tradizionali, a beneficio dei consumatori. I risultati ottenuti ci permettono di calibrare l’applicazione delle norme dell’UE in materia di concorrenza ai mercati elettronici.

L’indagine della Commissione UE esorta quindi le imprese a rivedere di loro iniziativa le proprie pratiche commerciali per aiutare i consumatori ad acquistare più facilmente prodotti in altri Paesi per beneficiare di prezzi inferiori e di una più ampia scelta di rivenditori. 




Fonte: Commissione UE.